πάντα ῥεῖ ὡς ποταμός - panta rei os potamòs - tutto scorre come un fiume

mercoledì 21 novembre 2012

Dune - Frank Herbert

Non devo aver paura.
La paura è la piccola morte che porta con se l'annullamento totale.                                  
Guarderò in faccia la mia paura.
Permetterò che mi calpesti e mi attraversi.
E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso.
La dove andrà la paura non ci sarà più                                                                                             nulla.
                                                                                    Soltanto io ci sarò.

    
Frank Herbert

Il rischio è di apparire retorico, sottolineando che la passione e l'impegno profuso da  David Lynch  nel 1984 nella produzione dell'omonimo film non sono bastati a rendere giustizia a questo romanzo.
Assecondando esigenze cinematografiche, sono stati aggiunti aspetti non contenuti nel libro e completamente ignorati particolari fondamentali alla comprensione della trama.
Frank Harbert non si limita a stendere un racconto ambientandolo in un prossimo futuro, bensì con abilità ci rivela un un intero mondo, il pianeta Arrachis, dotandolo di un complesso ecosistema che ne plasma il clima e ne forgia l'aspetto cosi ostile ed inadatto ad ospitare la vita.
Ogni personaggio viene collocato nel tessuto del racconto corredato di una dinastia a cui far risalire le sue origini, rapporti di discendenza e parentela che possono risalire lungo una genealogia distante anche mille anni. (Documentata nelle appendici del libro).
L'ambientazione temporale scelta è insolita per un racconto di fantascienza.
L'umanità intera si trova catapultata in un medioevo causato da una guerra, le cui conseguenze, hanno condotto all'abbandono dell'uso delle macchine.
Un delicato equilibrio permette la coesistenza del triunvirato formato dalle "Grandi Case", feudi assoggettati al proprio signore; la "Gita" un'organizzazione commerciale che appoggia il suo potere alla flotta mercantile e "L' imperatore".
Al centro della faida: "La Spezia" , fonte di grande ricchezza e sommo potere.
Ad ispessirne ulteriormente la trama, mistiche scuole educano reverende madri ad un compito  millenario: vegliare sull'opera di selezione genetica  che condurrà alla nascita di un uomo dotato della prevegenza.
Infine su tutto incombe cupa l'ombra della Jihad la guerra santa.

La forma con cui l'autore stende la storia non è tra le più ricercate e attente, ma bene si combina con l'atmosfera asciutta ed essenziale che le pagine profondono.
Un ultima curiosità: navigando tra le pagine del web mi sono imbattuto persino in un trattato di psicologia frutto di un analisi approfondita diquesto libro!  

mercoledì 7 novembre 2012

Panino al prosciutto - Charles Bukowski

"Se le rane avessero le ali, non si consumerebbero il culo a furia di salti."

Il dono di rappresentare mediante pochi tratti di matita concetti o figure cariche di profondi significati, mi ha da sempre affascinato.
Ho ritrovato in Bukowski il medesimo talento.
Scrittore abile nel tracciare l' identità completa del personaggio usando una manciata di aggettivi: il padre fallito, uomo privo di qualità, mosso da una violenza codarda e roso dall' insana ambizione.
La madre, donna sottomessa al giogo di una vita insipida, regolata dal codice di "frasi fatte" accettate senza riflessione alcuna.
Gli amici, adolescenti crudeli dalle anime affilate come lame.
 “Henry Chinaski", il protagonista, alterego di Bukowski; mente inquieta, brillante osservatore capace di condensare in un unico pensiero interi vissuti.

Questo è "Panino al Prosciutto", secco, tosto, ironico e drammaticamente cinico, volgare ed introspettivo.

 

domenica 28 ottobre 2012

Chiedi alla polvere - John Fante

John Fante! Ho pensato ad uno scherzo: troppo improbabile come nome d'autore, più credibile come pseudonimo usato per firmare un opera in cui si ripongono ben poche convinzioni. Poi...ho iniziato a leggere. Mi sono smarrito tra le pagine di questo libro, come in un vagabondare alla Kerouac. Una sorsata di gelido metallo, sceso a piombo dalla gola al fondo dello stomaco, a smuovere il "Sottosuolo" di Fëdor Dostoevski.
Leggendo di Arturo Bandini uomo spinto da un' ambiziosa sete di riscatto e vittima di profonde passioni, sono stato colto dall'"'insostenibile leggerezza dell'essere, una famigliare indeguatezza, sensazione che mi ha accompagnato verso il tragico epilogo.

sabato 25 aprile 2009

Il maestro e Margherita - Michal Bulgarov


Qualcuno considera questo romanzo un’opera d’arte?
Mi sono annoiato dalla prima all’ultima pagina, mi sfugge il significato intrinseco?

martedì 30 dicembre 2008

ERNESTO CHE GUEVARA - "IL CHE"


Il 24 Novembre 1956, notte di tregenda.
Nonostante la capitaneria di porto proibisca la navigazione, l’ordine di salpare rimane.
Contro ogni logica, in un battello concepito per il trasporto di dieci persone, sono stipati 78 cubani, un messicano, un domenicano, il trevigiano Gino Donè Paro e l’argentino Ernesto Guevara.
Questo ultimo, affetto da asma cronica, imbarcatosi come medico della spedizione.
L’intercalare tipico della lingua natia, cantilenante ritorna sistematicamente nei discorsi di Ernesto, facendogli guadagnare l’appellativo di “Che” , soprannome che lo accompagnerà per la vita.
Buon lettore, adolescente dotato e intelligente, conseguita la laurea in medicina, intraprende con l’amico fidato un viaggio per vedere il mondo con i propri occhi.
Inforcata la “Poderosa” motocicletta, percorre migliaia di chilometri attraverso il sud America, per poi fermarsi a prestare servizio volontario in un improvvisato ambulatorio per lebbrosi.
Esperienza che ricorderà sempre con viva commozione.
Nell’incontro con Fidel Castro Ruz, giovane avvocato cubano in esilio; l’ideologia comunista di eguaglianza tra gli uomini e la sete di giustizia trovano il giusto contesto per tramutarsi in azione.
Il 2 Dicembre 1956, sbarca in terra cubana, con altri 81 compagni.
Ad attenderli quarantamila soldati del dittatore Batista.
Un massacro. Soltanto metà dell’equipaggio sopravvive allo scontro.
Sperduti tra le mangrovie e perso ogni contatto con Fidel; assieme ad altri 7 superstiti Ernesto si rifugia sulle montagne.
E’ qui che a parer mio, si manifesta il carisma che lo contraddistingue.
In questa landa desolata, senza lamentarsi della scarsità di mezzi, inizia l’opera.
Riorganizza il villaggio, apporta significative innovazioni in campo agricolo ottimizzando le risorse, istituisce una scuola dove egli stesso impartisce lezioni ai montanari.
Insegna a leggere, scrivere e con il far di conto i fondamenti dell’ideologia comunista.
Tra i contadini cubani si sparge la voce: “I rivoluzionari lottano per i nostri diritti”.
Ottiene il consenso e l’appoggio del popolo e con esso cibo e riparo dopo ogni battaglia.
Questo è il segreto che ha permesso a soli 40 uomini di decimare, giorno dopo giorno,
con sortite di guerriglia, l’esercito di Batista ben più numeroso ed organizzato.
Salito sulle montagne come medico, Ernesto scende per ricongiungersi con Castro come: il comandante Che Guevara.
Il “Che” uomo dai profondi ideali, non ha accettato i limiti che la salute ed i natali gli imponevano.
Non soddisfatto della realtà si è prodigato a rischio della stessa vita per creare un’ alternativa.
Per alcuni un assassino visionario, per molti un eroe.

Chi è il genio: se non colui che lascia la sua impronta nella storia.

venerdì 5 dicembre 2008

ALLE CINQUE DELLA SERA – Lamento per Ignacio e altre poesie - F. Garcìa Lorca


La poesia rappresenta per me, un continente oscuro posto nel pianeta letteratura.
In rare occasioni mi sono avventurato in queste terre, sempre in punta di piedi, timoroso di calpestare fiori di cui percepisco la bellezza ma non riesco a gustare appieno la criptica essenza.
In una di queste esplorazioni, scoprii la raccolta di poesie, scritte da Federico Garcìa Lorca, ALLE CINQUE DELLA SERA – Lamento per Ignacio e altre poesie.
Di questi versi mi innamorai, e da allora non gli ho più scordati.
Di passaggio dinnanzi al mobile libreria, non posso resistere al desiderio di soffermarmi e sfogliare le pagine, rimanere ancora qualche attimo in compagnia delle calde parole.
Per correttezza verso coloro che di arte vivono, riporto di seguito solo qualche riga, consigliando al lettore motivato il testo integrale.

Vorrei essere sulle tue labbra
per spegnermi nella neve
dei tuoi denti.

Che il tuo cuore si facesse
tomba del mio che soffre.

Vorrei che tutta la mia anima
entrasse nel tuo corpo piccolo
ed essere io il tuo pensiero
ed essere io la tua bianca veste.

Per farti innamorare
di me con passione così forte
che ti consumi cercandomi
senza mai incontrarmi……


F. Garcìa Lorca

mercoledì 26 novembre 2008

IL GRANDE GIOCO


Seduto nella sala di attesa del mio dentista a riflettere sul perché, fissato un appuntamento con mesi di anticipo, mi trovassi ora ad aspettare il mio turno con un ora abbondante di ritardo.
Sono certo! Nella mia vita non in una sola circostanza il mio dentista ha onorato l’impegno preso, condannandomi ad ascoltare per ore, lo stridere dei trapani, il mugolio del paziente di turno e i noiosissimi aneddoti dei compagni di attesa.
Per ingannare il tempo pesco una copia dell’Espresso dal porta riviste, lo sfoglio sino all’ultima pagina dove mi soffermo sulla recensione scritta da Umbro Eco del libro ‘Il Grande Gioco’ di Peter Hopkirk (Adelphi).
Ne riporto un sintetico estratto:
La ricostruzione riguarda l'intrico di giochi spionistici, assedi, guerre e guerriglie che si sono svolte tra agenti ed eserciti russi e inglesi su quel crinale che separa l'India dall'Afghanistan
Una storia fatta di ambiziosi ufficiali e avventurieri con un pelo così sullo stomaco, che si travestivano da mercante armeno o da pellegrino, percorrendo deserti e montagne mai visitati da un europeo, i russi per studiare il modo di espandersi verso l'India, gli inglesi per salvaguardare il loro impero coloniale e creare alle frontiere una serie di stati cuscinetto con emiri, khan, reucci fantoccio. Una storia fatta di agguati, decapitazioni, assassini nei palazzi reali.

Data la profonda stima ed il rispetto che da anni nutro per il professor Eco, sono andato in libreria per acquistare il libro.
Visto che non è poi una lettura così comune l’ho ordinato e finalmente dopo un attesa di due settimane è iniziata la lettura.
Un “mattone” per terminare le 624 pagine che lo compongono, sono ricorso a tutta la mia forza di volontà.
Un libro dagli indiscutibili colti contenuti, pure la forma è scorrevole, ma per quanto l’autore si sia prodigato a costruire una trama accattivante, i numerosissimi personaggi si muovono lenti tra cospirazioni e complotti di politica estera satura di intrighi internazionali.
Dalla lettura di queste pagine comunque ho tratto un immagine più nitida della Russia e di come ancor oggi perpetui con tenacia una politica estera votata all’espansione, che trae i suoi fondamentali dall’epoca napoleonica.

Estate 2008, i carri armati russi varcano il confine georgiano. Mosca riconosce lo stato libero dell’ Ossezia……