A bordo di una navicella spaziale orbitante, il primo astronauta osservò il movimento del nostro pianeta. Nel 1851 un' intuizione condusse Léon Foucault a condurre l'esperimento del pendolo, con il quale dimostrò la rotazione della Terra sul proprio asse. Il suo sistema fu presentato per la prima volta in pubblico all’Osservatorio di Parigi e successivamente all’interno del Pantheon, nato come chiesa e progressivamente diventato una specie di mausoleo dedicato ad alcuni dei principali personaggi della storia di Francia. Il pendolo di Foucault era costituito da una sfera pesante circa 28 chilogrammi sospesa alla cupola del Pantheon grazie a un filo lungo 67 metri. La sfera terminava con una punta in modo da lasciare traccia del proprio passaggio sul piano sottostante. Il pendolo fu messo in moto e, a senso, avrebbe dovuto sempre tracciare linee uguali per direzione durante le sue oscillazioni (piano di oscillazione inalterato), ma come ben sapeva Foucault le cose andarono diversamente. Dopo alcune oscillazioni, la punta della sfera lasciò tracce che indicavano una rotazione del piano su cui stava oscillando il pendolo. Poiché per le leggi della fisica un pendolo (non vincolato in modo rigido) conserva inalterato nel tempo il piano di oscillazione, Foucault poté dimostrare che a ruotare era la Terra sotto al pendolo.
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mercoledì 18 settembre 2013
giovedì 12 settembre 2013
DAVID FOSTER WALLANCE
Facciamo la sua conoscenza prima che l'estro di qualche regista emergente, schematizzi la sua vita in un paio d'ore tra lacrime e risate, sullo sfondo del suicidio come epilogo ed ultima alternativa di una mente geniale.
martedì 2 aprile 2013
Franz Kafka
Nel luglio del 2010 sono state
aperte quattro cassette di sicurezza della banca UBS di Zurigo contenenti
inediti delle opere di Kafka, parte residua del patrimonio letterario lasciato
da Kafka al suo amico Max Brod e da questi alla sua segretaria e amica Ester
Hoffe, che lo lasciò in eredità alle figlie, le ormai ottantenni Hava e Ruth,
le quali pare non intendano rendere pubblico il contenuto delle cassette né
cedere i manoscritti ritrovati alla Biblioteca di Tel Aviv.
Ma guarda un po' come è andata
a finire, ma non poteva bruciarseli da se i manoscritti?
martedì 30 dicembre 2008
ERNESTO CHE GUEVARA - "IL CHE"
Il 24 Novembre 1956, notte di tregenda.
Nonostante la capitaneria di porto proibisca la navigazione, l’ordine di salpare rimane.
Contro ogni logica, in un battello concepito per il trasporto di dieci persone, sono stipati 78 cubani, un messicano, un domenicano, il trevigiano Gino Donè Paro e l’argentino Ernesto Guevara.
Questo ultimo, affetto da asma cronica, imbarcatosi come medico della spedizione.
L’intercalare tipico della lingua natia, cantilenante ritorna sistematicamente nei discorsi di Ernesto, facendogli guadagnare l’appellativo di “Che” , soprannome che lo accompagnerà per la vita.
Buon lettore, adolescente dotato e intelligente, conseguita la laurea in medicina, intraprende con l’amico fidato un viaggio per vedere il mondo con i propri occhi.
Inforcata la “Poderosa” motocicletta, percorre migliaia di chilometri attraverso il sud America, per poi fermarsi a prestare servizio volontario in un improvvisato ambulatorio per lebbrosi.
Esperienza che ricorderà sempre con viva commozione.
Nell’incontro con Fidel Castro Ruz, giovane avvocato cubano in esilio; l’ideologia comunista di eguaglianza tra gli uomini e la sete di giustizia trovano il giusto contesto per tramutarsi in azione.
Il 2 Dicembre 1956, sbarca in terra cubana, con altri 81 compagni.
Ad attenderli quarantamila soldati del dittatore Batista.
Un massacro. Soltanto metà dell’equipaggio sopravvive allo scontro.
Sperduti tra le mangrovie e perso ogni contatto con Fidel; assieme ad altri 7 superstiti Ernesto si rifugia sulle montagne.
E’ qui che a parer mio, si manifesta il carisma che lo contraddistingue.
In questa landa desolata, senza lamentarsi della scarsità di mezzi, inizia l’opera.
Riorganizza il villaggio, apporta significative innovazioni in campo agricolo ottimizzando le risorse, istituisce una scuola dove egli stesso impartisce lezioni ai montanari.
Insegna a leggere, scrivere e con il far di conto i fondamenti dell’ideologia comunista.
Tra i contadini cubani si sparge la voce: “I rivoluzionari lottano per i nostri diritti”.
Ottiene il consenso e l’appoggio del popolo e con esso cibo e riparo dopo ogni battaglia.
Questo è il segreto che ha permesso a soli 40 uomini di decimare, giorno dopo giorno,
con sortite di guerriglia, l’esercito di Batista ben più numeroso ed organizzato.
Salito sulle montagne come medico, Ernesto scende per ricongiungersi con Castro come: il comandante Che Guevara.
Il “Che” uomo dai profondi ideali, non ha accettato i limiti che la salute ed i natali gli imponevano.
Non soddisfatto della realtà si è prodigato a rischio della stessa vita per creare un’ alternativa.
Per alcuni un assassino visionario, per molti un eroe.
Chi è il genio: se non colui che lascia la sua impronta nella storia.
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