Pensa alle tue giornate come ad un giardino zen.
Rocce, sabbia, spazio
vuoto.
Le rocce per indicare la solidità delle tue azioni, la sabbia il
superfluo quello che puoi togliere, lo spazio vuoto è l’elemento
invisibile, il tempo per meditare, l’equilibrio interiore.
domenica 6 gennaio 2013
mercoledì 2 gennaio 2013
SOLITUDINE
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Visto l'elevato carico di lavoro, per queste feste
natalizie, non erano previste soste.
Inaspettatamente mi comunicano che il 31 si fa pausa.
Lieta notizia!
Libero da ogni impegno ho deciso di aspettare il nuovo anno
in un paesino montano di dodici anime.
Quando alla domanda che fai a capodanno, ho spiegato il mio
intento, sono rimasto stupito nel leggere con quale smarrimento le persone accoglievano
la risposta.
Ho scoperto che secondo il pensare comune la scelta di
festeggiare in compagnia di un libro immerso in un “assordante” silenzio non è
contemplabile.
In primis non ho prestato molta attenzione al fatto in se,
ma lo sbalordimento continuava a manifestarsi, e mi sono chiesto: sono pazzo io o sono pazzi gli altri?
Il cardinale Danneels ha osservato: "L' uomo moderno
europeo oggi è diventato molto triste, perché la solitudine rende tristi.
Abbiamo perso la gioia precisamente perché abbiamo pensato troppo a noi
stessi". Non sono d’accordo.
Ci siamo intristiti, perché abbiamo dedicato troppo poco tempo ad ascoltarci, a comprendere i bisogni che solcano l’inconscio e non trovano la strada per dichiararsi.
Ci siamo intristiti, perché abbiamo dedicato troppo poco tempo ad ascoltarci, a comprendere i bisogni che solcano l’inconscio e non trovano la strada per dichiararsi.
Le nostre menti sono intasate di quotidiano.
Il NOI ha vinto decretando lo strapotere della
"Comunità" e dello "Stare insieme" a tutti i costi. Uomini
troppo stretti impegnati in un unico sforzo produttivo.
Eppure “cattivi maestri” ci avevano avvertito:
- Pascal diceva che ogni male dell' uomo derivava dal fatto di non poter stare solo nella sua stanza nemmeno per un' ora.
- Il grande Ulrich lo ripeteva spesso: Grande verità che apre lo spazio mistico della consapevolezza, poiché non può esistere uomo consapevole senza vera solitudine. La consapevolezza nasce nella solitudine.
- Nella solitudine il solitario divora se stesso, nella moltitudine lo divorano i molti. Ora scegli.
- La solitudine può essere una tremenda condanna o una
meravigliosa conquista.
- Solitudine. Condizione di chi ha il difetto di dire la verità e di essere dotato di buon senso.
- La vera felicità è impossibile senza la solitudine. Probabilmente l'angelo caduto tradì Dio perché desiderava la solitudine, che gli angeli non conoscono.
- Perché in generale si sfugge la solitudine? Perché pochi si trovano in buona compagnia seco.
- La solitudine ci dà il piacere d'una grande compagnia: la nostra.
- I due più grandi doni che il Cielo possa fare a un'anima: silenzio e solitudine.
- La solitudine è la patria dei forti.
- La solitudine, quella vera, scelta consapevolmente, non è una punizione, e nemmeno una forma morbosa e risentita di isolamento, né un vezzo da eccentrici, bensì l'unico stato davvero degno di un essere umano.
- Necessaria è una cosa sola: solitudine, grande solitudine interiore. Volgere lo sguardo dentro sé e per ore non incontrare nessuno; questo bisogna saper ottenere.
- Ogni uomo che si eleva si isola.
- Nella solitudine il miserabile sente tutta quanta la sua miseria e il grande spirito tutta la sua grandezza, ciascuno in breve sente di essere ciò che è.
- Non ho mai trovato compagno che mi facesse così buona compagnia come la solitudine.
- Per le persone che hanno il gusto della solitudine, essere in un luogo in cui nessuno può collocarti precisamente è una gioia rara: forse sta tutto lì anche il piacere dei viaggi.
lunedì 31 dicembre 2012
Un mare di papaveri - Amitav Ghosh
India colonia britannica, guerra dell’oppio, religione,
sesso, pirati e Rāja , in 500 pagine scritte da “dio”. Non ho mai amato gli
scrittori che divagano in dettagliate descrizioni di luoghi suoni o profumi, Ghosh è
diverso, il ritmo placido con cui
stende il fiume di parole del romanzo finisce con il rapirti.
Ho iniziato il secondo volume della triologia, “Il fiume
dell’oppio” , curioso di scoprire se mi appasionerà quanto il primo.
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martedì 25 dicembre 2012
THE IRON LADY
Non servono sviluppate capacità d'astrazzione, per immaginare dove le scelte operate da chi governa ci condurranno e quali gli effetti sull'economia.
Basta dedicare un paio d'ore alla visione di questo film.
Negli anni settanta, il primo ministro Margaret Thatcherl, si è trovata a dover introdurre impopolari riforme necessarie a garantire il futuro dell' Inghilterra.
Ad oggi giudicate voi i risultati....
Hanno detto :
- Nauseante, ripugnante in quasi ogni modo. (Jonathan Miller)
- Si comporta con tutta la sensibilità di un Boa constrictor affamato di sesso. (Tony Banks)
- Margaret Thatcher è la più grande donna inglese vivente. (Charles Moore)
- Era una tigre circondata da criceti. (John Biffen)
- È la più grande bastarda che abbiamo mai conosciuto. (Danny Morrison)
- È il miglior uomo d'Inghilterra. (Ronald Reagan)
- L'intera società inglese nonostante la Thatcher sia scomparsa dalla scena da molto tempo, sta ancora "leccandosi le ferite". Perché quel periodo ha provocato un cambiamento radicale, incredibile. (Jake Arnott)
- La prima Spice girl, vera iniziatrice del Girl power, il potere alle ragazze. (Geri Halliwell)
- Margaret Thatcher ha la bocca di Marilyn Monroe, e gli occhi di Caligola. (François Mitterrand)
- Che cosa vuole, questa casalinga? Le mie palle su un vassoio? (Jacques Chirac)
- Se fosse stata una bella gnocca me ne ricorderei. (Silvio Berlusconi)
mercoledì 21 novembre 2012
Dune - Frank Herbert
Non devo aver paura.
La paura è la piccola morte che porta con se l'annullamento totale.
Guarderò in faccia la mia paura.
Permetterò che mi calpesti e mi attraversi.
E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso.
La dove andrà la paura non ci sarà più nulla.
Soltanto io ci sarò.
La paura è la piccola morte che porta con se l'annullamento totale.
Guarderò in faccia la mia paura.
Permetterò che mi calpesti e mi attraversi.
E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso.
La dove andrà la paura non ci sarà più nulla.
Soltanto io ci sarò.
Frank Herbert
Il rischio è di apparire retorico, sottolineando che la passione e l'impegno profuso da David Lynch nel 1984 nella produzione dell'omonimo film non sono bastati a rendere giustizia a questo romanzo.
Assecondando esigenze cinematografiche, sono stati aggiunti aspetti non contenuti nel libro e completamente ignorati particolari fondamentali alla comprensione della trama.
Frank Harbert non si limita a stendere un racconto ambientandolo in un prossimo futuro, bensì con abilità ci rivela un un intero mondo, il pianeta Arrachis, dotandolo di un complesso ecosistema che ne plasma il clima e ne forgia l'aspetto cosi ostile ed inadatto ad ospitare la vita.
Ogni personaggio viene collocato nel tessuto del racconto corredato di una dinastia a cui far risalire le sue origini, rapporti di discendenza e parentela che possono risalire lungo una genealogia distante anche mille anni. (Documentata nelle appendici del libro).
L'ambientazione temporale scelta è insolita per un racconto di fantascienza.
L'umanità intera si trova catapultata in un medioevo causato da una guerra, le cui conseguenze, hanno condotto all'abbandono dell'uso delle macchine.
Un delicato equilibrio permette la coesistenza del triunvirato formato dalle "Grandi Case", feudi assoggettati al proprio signore; la "Gita" un'organizzazione commerciale che appoggia il suo potere alla flotta mercantile e "L' imperatore".
Al centro della faida: "La Spezia" , fonte di grande ricchezza e sommo potere.
Ad ispessirne ulteriormente la trama, mistiche scuole educano reverende madri ad un compito millenario: vegliare sull'opera di selezione genetica che condurrà alla nascita di un uomo dotato della prevegenza.
Infine su tutto incombe cupa l'ombra della Jihad la guerra santa.
La forma con cui l'autore stende la storia non è tra le più ricercate e attente, ma bene si combina con l'atmosfera asciutta ed essenziale che le pagine profondono.
Un ultima curiosità: navigando tra le pagine del web mi sono imbattuto persino in un trattato di psicologia frutto di un analisi approfondita diquesto libro!
mercoledì 7 novembre 2012
Panino al prosciutto - Charles Bukowski
"Se le rane avessero le ali, non si consumerebbero il culo a furia di salti."Il dono di rappresentare mediante pochi tratti di matita concetti o figure cariche di profondi significati, mi ha da sempre affascinato.
Ho ritrovato in Bukowski il medesimo talento.
Scrittore abile nel tracciare l' identità completa del personaggio usando una manciata di aggettivi: il padre fallito, uomo privo di qualità, mosso da una violenza codarda e roso dall' insana ambizione.
La madre, donna sottomessa al giogo di una vita insipida, regolata dal codice di "frasi fatte" accettate senza riflessione alcuna.
Gli amici, adolescenti crudeli dalle anime affilate come lame.
“Henry Chinaski", il protagonista, alterego di Bukowski; mente inquieta, brillante osservatore capace di condensare in un unico pensiero interi vissuti.
Questo è "Panino al Prosciutto", secco, tosto, ironico e drammaticamente cinico, volgare ed introspettivo.
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domenica 28 ottobre 2012
Chiedi alla polvere - John Fante
John Fante!
Ho pensato ad uno scherzo:
troppo improbabile come nome d'autore, più credibile come pseudonimo usato per firmare un opera in cui si ripongono ben poche convinzioni.
Poi...ho iniziato a leggere.
Mi sono smarrito tra le pagine di questo libro, come in un vagabondare alla Kerouac.
Una sorsata di gelido metallo, sceso a piombo dalla gola al fondo dello stomaco,
a smuovere il "Sottosuolo" di Fëdor Dostoevski.
Leggendo di Arturo Bandini uomo spinto da un' ambiziosa sete di riscatto e vittima di profonde passioni, sono stato colto dall'"'insostenibile leggerezza dell'essere, una famigliare indeguatezza, sensazione che mi ha accompagnato verso il tragico epilogo.
Leggendo di Arturo Bandini uomo spinto da un' ambiziosa sete di riscatto e vittima di profonde passioni, sono stato colto dall'"'insostenibile leggerezza dell'essere, una famigliare indeguatezza, sensazione che mi ha accompagnato verso il tragico epilogo.
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